Investimenti diretti esteri cosa sono e perché sono importanti

Investimenti diretti esteri cosa sono

Investimenti diretti esteri definizione

Investimenti diretti esteri cosa sono? Per investimenti diretti esteri si intende quel movimento di capitale che parte da un paese e ne coinvolge un altro, per mezzo del quale una impresa o un ente (sia pubblico che privato) partecipa in modo duraturo alle attività di una realtà autoctona. Capire gli investimenti diretti esteri cosa sono e come funzionano non è difficile, lo è invece diventare consapevoli degli strumenti necessari affinché questa importante voce dell’economia nazionale cresca.

Anche perché gli investimenti diretti esteri, noti semplicemente come IDE, rappresentano un indice di ricchezza, specie in un contesto globalizzato. Ciò è valido in entrambi le direzioni, sia nel caso in cui si investa in un paese straniero, sia nel caso di un paese straniero che investa nel nostro. Nella prima fattispecie, appare evidente una certa capacità di impiegare i capitali dove questi possono fruttare con maggiore efficacia, anche al di fuori dei confini nazionale. Nella seconda fattispecie, il territorio si avvantaggia in termini di posti di lavoro e di indotto.

Dal punto di vista del vantaggio economico, vanno considerati, tuttavia, soprattutto gli investimenti diretti esteri in entrata, ossia quando il capitale “arriva” piuttosto che “andarsene”.

È bene riflettere, dunque, su quali fattori attirino il capitale e verificare se l’Italia sia in loro possesso. Le aree da studiare sono tre: la fiscalità, la burocrazia, le risorse interne. Un fisco giusto, se non addirittura leggero, attira le imprese estere, che quindi possono massimizzare i guadagni. Lo fa altrettanto una burocrazia snella, quindi incapace di ostacolare la creazione del profitto. I motivi per cui le risorse interne (sia materiali che umani) sono importanti, infine, sono intuibili.

Investimenti diretti esteri in Italia: una questione di competitività

Investimenti diretti esteri cosa sono: il panorama italiano. A ben vedere, se escludiamo il terzo insieme di fattori, l’Italia è piuttosto carente. Un’assenza di condizioni favorevole che incide pesantemente, come peraltro evidenziato dai dati. Secondo la CGIA di Mestre, l’Italia è in fondo alla classifica dei paesi europei per rapporto IDE-PIL. Il Bel Paese si attesta al 17,4%, in luogo di Francia e Germania (rispettivamente 25,6 e 19,3), dei paesi baltici (dal 30 al 74%) e dei piccoli stati a trazione finanziaria (che raggiungono abbondantemente la tripla cifra).

Nell’anno scorso, tuttavia, qualcosa si è mosso. Nel 2015 l’Italia ha attirato capitali esteri per 281,32 miliardi di euro, facendo segnare una variazione del +3,5%, che insieme a quella della Slovena si è rivelata la più alta in tutta Europa.

Anche in questo caso l’Italia si rivela un paese eterogeneo. Le operazione IDE hanno coinvolto soprattutto il Nordovest (65%) a seguire il Centro (18,5%) e il Nordest (13,8%). Fanalino di coda il Sud (2%).

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