Investimenti immateriali: a chi si rivolgono e come funzionano

Investimenti immateriali

Cosa sono gli investimenti immateriali

La tassonomia economica distingue tra molte categorie di beni. Interessanti, per impatto sul bilancio aziendale e per le conseguenze dal punto di vista simbolico, sono i beni immateriali. Alcune volte trascurati, altre volte sopravvalutati, rappresentano una parte importante degli investimenti di un’azienda. Ma cosa sono precisamente gli investimenti immateriali?

Come possono essere sfruttati al meglio? Le risposte possono essere trovate in qualsiasi manuale di economia eppure la percezione dei manager è spesso compromessa da alcuni pregiudizi.

Cos’è un bene immateriale

Un bene immateriale è un bene che non può essere esperito con i sensi. Non si vede, non si tocca, non si ascolta e così via. Eppure, nonostante questa immaterialità, ha un impatto sul fatturato, a breve o a lungo termine. Una definizione, questa, che può generare perplessità e confusione. È sufficiente però fare qualche esempio per inquadrare l’esatto significato di bene immateriale.

A questa categoria possono essere ascritti i diritti d’autore, i diritti di sfruttamento (il celebre copyright), ma anche i brevetti, i progetti di ricerca e in generale il know-how. Tutti elementi che non c’entrano nulla con i cinque sensi, che non possono essere esperiti, che non hanno una loro consistenza materiale ma che possono rendere moltissimo.

I beni di questo tipo, e quindi gli investimenti immateriali, possono essere protagonisti del successo aziendale. Anzi, alcune imprese producono e investono solo su beni immateriali. Pensiamo solo alle realtà, spesso startup, che puntano alla condivisione delle conoscenze, che distribuiscono informazioni etc. Il loro patrimonio è intangibile, ma non per questo meno ricco di un’azienda che produce beni che possono essere consumati tradizionalmente.

Beni immateriale: la questione del valore

Per alcune aziende, gli investimenti immateriali rappresentano un salto nel buio, una mossa azzardata, poco conforme allo spirito aziendale. Il riferimento è ai produttori di beni, che basano la propria fortuna su elementi tangibili e materiali. Eppure, gli investimenti immateriali possono giocare un ruolo di primo piano anche in questi casi.

Si segnalano tuttavia alcune “controindicazioni”. I beni di questo tipo, infatti, vanno gestiti con perizia, prendendo in considerazione tutte le differenze – spesso di approccio – con i classici beni materiali. Un segno di discontinuità è caratterizzato dal ritorno dell’investimento.

Se produciamo un oggetto, le stime sul profitto possono avere un margine di errore più o meno ampio, ma sono semplici da realizzare. Se produciamo un’idea, acquistiamo un diritto d’autore, depositiamo un brevetto etc., i tempi e i modi con cui l’investimento ritornerà sono molto più ambigui e difficili da astrarre.

Anche perché nella maggior parte dei casi, il profitto giunge nel lungo periodo, non è affatto immediato. Da questo punto di vista, è importante studiare i casi studio che hanno punti in comune con il nostro investimento, in modo da produrre stime il meno possibile approssimative.

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