Gestione Patrimoniale: come funziona, costi, vantaggi e svantaggi

Come investire 1000 euro

La gestione patrimoniale (GPM) è un contratto di investimento tra il risparmiatore e la banca tramite il quale si delega un soggetto terzo per la gestione del tuo patrimonio. E’ chiaro che l’istituto bancario deve agire all’interno di alcuni limiti precisi,tra cui l’obbligo di acquistare solo titoli finanziari, definiti da contratto. 

Al momento della sottoscrizione è importante scegliere l’indirizzo della GPM ossia il grado di rischio che vuoi correre in base agli obiettivi di investimento.

Gestione Patrimoniale: cos’è e come funziona?

La GPM è una forma di investimento che permette al trader di affidare, attraverso un mandato, l’investimento del proprio patrimonio a un gestore, come SGR (Società di Gestione del Risparmio), SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) e le banche autorizzate a prestare questo servizio.

A differenza dei fondi comuni, la gestione patrimoniale viene effettuata separatamente per ogni cliente del gestore. Quindi, essendo una sorta di servizio di investimento personalizzato, il portafoglio di ogni trader è potenzialmente diverso da quello degli altri. Inoltre viene  definito sulla base di un’analisi accurata delle sue esigenze e dei suoi obiettivi di investimento.

Le tipologie di gestione patrimoniale

È possibile distinguere due tipologie di gestione patrimoniale:

  • Gestione Patrimoniale Mobiliare (GPM): il patrimonio viene investito in strumenti finanziari classici come azioni, obbligazioni ecc.;
  • Gestione Patrimoniale in Fondi o SICAV (GPF/GPS): il patrimonio viene investito in quote di organismi di investimento collettivo del risparmio, come fondi comuni, SICAV, ETF ecc.

Quali sono i costi della gestione patrimoniale?

La gestione patrimoniale mobiliare non è a costo zero. Di solito si deve pagare:

  • una commissione di ingresso;
  • un fee di gestione;
  • una commissione di performance nel momento in cui vengono superati alcuni obiettivi stabiliti a livello contrattuale;
  • eventuali costi di uscita, minori quanto più è lungo il periodo in cui il denaro è stato investito.

E’ quindi particolarmente indicata per chi ha patrimoni medio-alti e ha poco tempo per gestire agli investimenti.

Gestione patrimoniale vs fondi comuni

La gestione patrimoniale si caratterizza per i seguenti aspetti:

  • la gestione del capitale è individuale;
  • c’è un conto intestato al cliente e tutte le operazioni sono registrate a nome del risparmiatore;
  • si colloca a metà tra un investimento in fondi e l’autogestione poiché il risparmiatore, pur concedendo un mandato al gestore (che deciderà direttamente come e quando investire e disinvestire) può indicare le caratteristiche di gestione del capitale.

I fondi comuni invece si differenziano dalla gestione patrimoniale per i seguenti aspetti:

  • la gestione del capitale è collettiva;
  • il capitale partecipa a un monte collettivo in cui l’individualità del conferimento si smaterializza;
  • il risparmiatore non può suggerire le modalità di impiego dei capitali al gestore.

Ultimo aspetto fondamentale è che nell’investimento con la gestione patrimoniale, il risparmiatore deve possedere una certa competenza alla luce del ruolo di maggior rilievo e per poter così effettuare scelte consce e indirizzare correttamente il gestore.

I vantaggi della gestione patrimonale

  • maggiore trasparenza, perché il cliente ricevere il riepilogo completo di tutte le operazioni fatte dal gestore con indicazione di prezzi e quantità comprate e vendute;
  • maggior controllo in quanto il risparmiatore può impartire istruzioni vincolanti al gestore, chiedendogli ad esempio di non comprare un titolo.

Tuttavia, le gestioni patrimonali hanno dei punti deboli. Vediamoli insieme.

4 Punti Deboli delle Gestioni Patrimoniali

1.I costi

Di cui si è parlato pochi paragrafi sopra. Le gestioni patrimoniali mobiliari hanno diversi costi da metter in conto. La spesa maggiore che va a incidere sui costi totali è soprattutto la commissione di gestione annua che, anche se può essere negoziata, comunque si aggira intorno a qualche punto percentuale all’anno sull’azionario e al di sotto dell’1% sull’obbligazionario.

Se messi a confronto con i fondi comuni, i costi della gestione patrimoniale sono praticamente doppi, specialmente nel caso dei GPF, che aggiungono alla commissione annuale di gestione anche le spese dei fondi e delle SICAV di portafoglio.

2.La rendicontazione poco trasparente

Un altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che la rendicontazione non è sempre chiara e limpida. Specialmente per quanto riguarda i rendimenti raggiunti, le operazioni effettuate o il confronto con il benchmark. Inoltre non è possibile seguire le quotazioni dai giornali.

3.La rigidità

Pur avendo un grosso margine di azione, la gestione patrimoniale non è il modo migliore per avere una consulenza personalizzata poiché ogni istituto ha dei portafoglio tipo che vengono replicati per tutti i clienti. Infatti è impensabile che ogni banca abbia un portafoglio specifico per ogni singolo risparmiatore.

4.La distanza tra gestore e cliente

Il servizio di GPM è accentrato e viene delegato a poche gestori. Molto probabilmente non sarà l’intermediario conosciuto che gestirà il denaro, ma un altro gestore. Questo allunga la catena, perché le richieste del risparmiatore saranno svolte dal consulente commerciale.

 

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